I protestati e i cattivi pagatori e le soluzioni di prestito

Spesso le due categorie di “protestati” e “cattivi pagatori” vengono assimilati, ma in pratica c’è una grande differenza, che riguarda anche il percorso da intraprendere per farsi cancellare dalla “lista nera”, e la strada da intraprendere per ottenere dei prestiti (ad eccezione della cessione del quinto che non tiene conto della reputazione creditizia del richiedente). Nel particolare i soggetti protestati vengono infatti scritti in un apposito albo tenuto ed esposto presso la Camera di commercio territorialmente competente, e se tra le ragioni del protesto c’è stato un impiego non corretto di alcuni strumenti di pagamento come gli assegni, oltre a richiedere la cancellazione alla camera di commercio (qualora sussistano le condizioni e sia decorso il termine di 5 anni dalla iscrizione nel bollettino), bisognerà anche chiedere la riabilitazione al tribunale.

Lo status di “cattivo pagatore” si restringe invece alle ipotesi di ritardato pagamento, ed in relazione alla lunghezza del ritardo (supponendo che la posizione è stata poi sanata), l’iscrizione nelle black list rimane per 12 mesi, per 24 mesi, o fino a un massimo di 36 mesi per le gravi morosità, dopo di ché il nominativo andrebbe cancellato d’ufficio (ma se non dovesse avvenire la cancellazione, decorsi tali termini basta richiederla, e per accertarsene basta fare un controllo alla Crif). Lo stato di cattivo pagatore è inoltre conoscibile solo dalle banche e finanziarie che accederanno alla centrale Eurisc, ma non viene reso noto pubblicamente come avviene per i protestati.

I cattivi pagatori possono accedere a qualche soluzione di finanziamento in più, anche perché le banche non applicano gli stessi parametri di calcolo: ci sono banche che non erogano finanziamenti a coloro che hanno fatto più di due ritardi, altre invece trovano tolleranti fino a 6 ritardati pagamenti (bisogna informarsi di volta in volta presso la banca o la finanziaria interpellata). Per entrambe le situazioni, nel caso di lavoratori dipendenti, la soluzione più sicura è comunque costituita dalla cessione del quinto dello stipendio (nel caso dei pensionati si parla della cessione del quinto della pensione a cui possono accedere anche coloro che prendono la pensione come ex lavoratori autonomi), al quale si può aggiungere il prestito con delega (o cessione del doppio del quinto dello stipendio in quanto raddoppia la somma che può essere pagata mensilmente). Per autonomi e lavoratori dipendenti c’è anche l’opzione del prestito cambializzato con una banca (ma anche con un privato). Il problema rimane il tasso di interesse, che può essere molto elevato, purché rimanga al di sotto del tasso di usura fissato dalla legge.

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